Il corso “Sommelier Astemio”, tenutosi nell’anno scolastico 2024/2025 presso l’Istituto “Giulio Cesare” di Bari, è stato accompagnato da un’indagine pedagogica che si è sostanziata nella somministrazione di tre questionari in ingresso, rivolti a partecipanti, insegnanti e genitori, e due questionari in uscita, rivolti a partecipanti e insegnanti.
L’obiettivo è stato quello di recepire le percezioni di efficacia del corso “Sommelier Astemio” in merito al potenziamento di specifiche competenze lavorative.
L’inserimento lavorativo di giovani adulti: una prospettiva sociologica.
Nelle discipline socioeconomiche con il termine mismatch si indica il mancato incontro, il non allineamento, tra la domanda e l’offerta di lavoro. In base alle cause che hanno determinato la situazione di squilibrio nel mercato del lavoro, si possono individuare tre tipologie di mismatch:
- mismatch territoriale, causato da diversi ritmi di crescita e sviluppo delle aree di uno stesso Paese;
- mismatch settoriale, causato da differenze di remunerazione, produttività e tecnologia nei diversi settori che compongono l’apparato produttivo del Paese;
- mismatch di qualifica, causato da un’offerta di lavoro non in linea con le esigenze del mercato e da una domanda inevasa a causa delle qualifiche professionali richieste.
Vi è una quarta tipologia di mismatching che è data dalla discrepanza tra domanda e offerta di lavoro per ciò che riguarda la disabilità. Ciò è il prodotto di diversi fattori: dai deficit formativi alle problematiche legate alla mobilità geografica; dalla marcata debolezza delle reti informali per la ricerca di lavoro, alle modalità di vera e propria discriminazione in sede di selezione del personale.
Il divario si è maggiormente acuito in quanto la richiesta di lavoro da parte di persone con disabilità è visibilmente cresciuta poiché vi è una maggiore istruzione, consapevolezza dei propri limiti ma anche potenzialità da offrire in un contesto lavorativo. Inoltre riscontra un miglioramento della qualità della vita dovuto a una maggiore autonomia personale e sociale, a fattori protettivi più efficaci le relazioni sociali, all’uso di nuove tecnologie che facilitano e migliorano le performance dell’individuo.
Dalla letteratura scientifica e dalle esperienze di inserimento lavorativo degli ultimi decenni si evincono due approcci differenti e contrapposti tra coloro che consentono l’inserimento lavorativo.
Un primo approccio la persona (con disabilità) è intesa come colui che ha una patologia e pertanto l’inserimento lavorativo è inteso come un percorso riabilitativo. In tal caso la persona assume il ruolo di “paziente” piuttosto che di “potenziale lavoratore”. In tal caso, l’attività lavorativa avviene all’interno di un setting di lavoro più simile ad un’attività laboratoriale per interventi psicoeducativi. Sono un esempio i cosiddetti laboratori protetti. Oltre ai laboratori protetti, vi sono inserimenti lavorativi in contesti aziendali (pubblici o privati) in cui alla persona con disabilità sono riservati ambienti, strumenti e atteggiamenti definibili come “protettivi”, di rispetto per le proprie limitazioni.
Un secondo approccio, invece, sveste la persona dal ruolo di paziente (Sick role di Talcott Parsons) e focalizza l’attenzione sulle capacità che essa stessa può svolgere in un contesto lavorativo. In tal caso, si tratta di una tipica “risorsa umana” (o lavoratore) su cui l’azienda può contare per la sua mission imprenditoriale. In tal caso, non interesse cosa non è in grado di fare la persona ma cosa è in grado di produrre. Così facendo, il lavoratore, il datore di lavoro e i colleghi vivono un rapporto simbiotico fatto di diritti e di doveri. (ibidem)
Rispettando un continuum dettato dalla gravità della disabilità, questi due atteggiamenti definiscono i confini nella popolazione di occupati (o occupabili) che vivono una condizione psico-fisica-sensoriale tale da essere annoverata nella categoria “lavoratore con disabilità”.
E’ scontato che maggiore è la gravità, più la possibilità di lavoro è esigua se non impossibile. In tal caso, i diritti della persona vertono maggiormente per un’assistenza sociosanitaria adeguata alle esigenze. Poi vi sono quelle condizioni un po’ meno restringenti che inquadrano la persona disabile secondo una gravità definibile “moderata” in cui è opportuno un inserimento in “laboratori protetti” piuttosto che in aziende di produzione di beni e servizi (siano esse pubbliche o private).
In entrambe queste situazioni in cui la disabilità è grave o moderata, il ruolo che riveste la persona è quello di paziente piuttosto che di lavoratore.
Nei casi di disabilità meno severa, l’inserimento in laboratori protetti potrebbe risultare non del tutto efficace. In primis perché le attività da svolgere prevedere un impegno modesto (o addirittura scarso) in base alle reali capacità della persona, tali da generare un senso di delusione, umiliazione o addirittura frustrazione. Un livello di disabilità lieve, dunque, consente un maggiore successo nel reperire e svolgere un reale impiego in un qualunque contesto aziendale, in virtù di norme che tutelano i diritti della persona.
Nel grafico sottostante, la frequenza maggiore indica chiaramente le persone cosiddette “tipiche” (o normodotati, o normali”) che seguono il normale iter per ricerca un lavoro.
In aggiunta, vi sono le persone con una situazione definibile borderline, in cui la condizione di disabilità, pur essendoci, è similare alla popolazione con condizioni definibili “normali”. In tal caso, nel mercato del lavoro, vi è una difficoltà di impiego perché la sana competizione nel reperire una occupazione avviene con quella fetta di popolazione (la maggioranza) definita “tipica”.
Nel cono d’ombra tra normalità e condizione di disabilità, vi è una quota di popolazione che non ha una diagnosi perché la propria condizione non ha seguito un percorso diagnostico tale da avere un inquadramento nosografico. Data la labilità della situazione, è difficile ottenere dei dati statistici in merito. In tal caso, la persona rientra regolarmente nella fetta di popolazione considerata “normale” per la ricerca di un posto di lavoro. Ma anche in questo caso, la difficoltà di reperire un impiego è difficile, soprattutto se vi sono difficoltà nell’eseguire mansioni, compiti o gestire responsabilità.


